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    Già non ci sono più libri qui.

    di oskarino2 (18/02/2008 - 13:57) |

     


    Già non ci sono più libri qui.Già non ci sono più libri qui. Già i bei scaffali sono stati smontati, la storica vetrina rimossa e le pareti che per quasi cent'anni sono state ricoperte dai libri dello scorso secolo e da questo sono nudi e gridano dolore per il gelo che li pervade. Bagdad bombardata? le macerie della seconda guerra mondiale? La desolazione  dei luoghi sconfitti? Che immagine evoca tutto ciò? Che sensazioni? La sconfitta d'un' idea, forse, la conseguenza dell'arido vivere di taluni la cui memoria è corta come il loro agire.

     

    Ce ne andremo in via D'Annunzio per il tempo necessario a vendere i libri che restano con gli squallidi sconti delle svendite totali. Quattro vetrine ed un bel locale ai numeri 14-16-18 di via G. D'Annunzio che la sensibilità della famiglia Iannetti-Caccia ha voluto prestarci gratuitamente. A Simonetta ed a Sandro, amici di sempre diciamo grazie, a voi che ci leggete chiediamo di venirci a trovare per i saluti finali e per comprarvi qualche ultimo volume polveroso ma carico della storia dei nostri migliori anni.   

    Via MMS

    di oskarino2 (08/01/2008 - 15:12) |


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    Risvegli ovvero morirà,come un poeta che se ne va,un pezzo di cultura. Parte seconda

    di oskarino2 (08/11/2007 - 12:10) |

    Parte seconda ovvero Fra pochi giorni morirà qualcosa che siste da quasi cento anni. Morirà un pezzo della mia vita,della mia città,della mia regione. Morirà,come un poeta che se ne va,un pezzo di cultura. Che farci:la stanno suicidando e io non  più forze per evitarlo.Qualcuno piangerà assieme  a me?

    Quello che avviene in questi giorni, mentre effettuiamo una specie di svendita, è che c'è chi ci fa le condoglianze col cuore affranto; talune sono vere e sentite, c'è pure chi piange veramente di dispiacere e restiamo commossi, altre sono di maniera: come accade quasi sempre ai funerali.  Il più venduto quotidiano cittadino prepara un coccodrillo a futura memoria -sollecitato da una bella lettera di Walter  Mazzitti ( riportiamo tutto sotto, compreso l'intervento di "Vivi Città del 6/7/07)-, che si unisce al dolore per l'eventuale futura perdita. Ma chi sarà il destinatario di tale lutto? Noi certamente, perchè di un vero e proprio lutto familiare e professionale si tratta: rimarremo orfani di un Totem attorno al quale abbiamo danzato per senso di religiosa responsabilità per tutti gli anni della nostra vita. Ci manca, però, la percezione di un evocato lutto cittadino che non sia solo di maniera. Muore una libreria ed, in fondo, chiude solo un negozio. Avrà avuto quasi cent'anni, certo,  ma pur sempre d'una vecchia bottega si tratta, tutto si rinnova e deve rinnovarsi; è lo sviluppo! Le regole dell'economia son queste... bisognava adeguarsi... non si può vivere nel passato etc. etc.  Vero verissimo. Quelli che non sono di questo parere invece, evocano la memoria, quella storica e quella personale carica di sentimenti, affetti, nostalgie, riconoscenza e retroterra culturale . La Libreria è uno dei più antichi esercizi commerciali di Teramo, se non il più antico. Avrebbe certo meritato un'attenzione maggiore da parte degli enti. dei sindacati e delle istituzioni di riferimento. Il suo aspetto esterno è rimasto tale qual era agli inizi per evitare qualsiasi impatto "modernista"  nel rispetto di quell'arredo urbano tanto vituperato dall'aggressione di materiali e forme di quasi tutte le attività commerciali. Ma ciò attiene soltanto alla sensibilità individuale e all'amore verso la propria città. Per qualche tempo abbiamo avuto nei confronti della Camera di Commercio giudizi critici,   espressi nei luoghi sindacali delle associazioni di categoria (Confcommercio, ad es.), che sono risultati vani. Rivendicavamo un'attenzione verso il commercio, del centro cittadino ma non solo, maggiore. Chiedevamo un'attenzione alle vere problematiche delle attività commerciali che si andavano man mano consumando  in un declino economico e di difficoltà burocratiche  che i diversi responsabili nei luoghi istituzionali - Comuni, Province, Regioni e Governi centrali- non coglievano o deliberatamente ignoravano, disegnando un sistema di autoeliminazioni, eliminazioni economiche, simile ad un vero e proprio Olocausto. Senza qui voler parlare delle imprese di credito e finanziarie la cui volgarità di comportamenti appare indicibile per spregiudicatezza e per mancanza d'ogni connotazione umana (e qui vale la pena ricordare la parabola della cruna dell'ago e  del cammello: ai credenti non possiamo che ricordare i peccati commessi che non possono essere perdonati se non col ravvedimento e la restituzione del maltolto) . Diciamo tutto ciò non a giustificazione o per autoconsolazione ma solo perchè in questi elementi si naviga e si è navigato in questi ultimi anni. Per concludere queste osservazioni dovute solo all'attenzione che " Il Centro" ci ha rivolto con molto garbo ed equilibrio, facciamo un'ultima constatazione: per il nostro modo di agire e di pensare è che l'equilibrio, talvolta, va rotto; da una parte bisogna stare e si dovrebbero manifestare con chiarezza le opinioni circa quello che è un"avvenimento" cittadino" e non solo. Ma in questo l'autrice dell'articolo non c'entra: c'entrano le linee editoriali, l'attenzione alle problematiche vere del commercio che spesso vengono riassunte nelle dissennate dichiarazioni di chi guarda solo i propri interessi e non quelli, molto complessi, della società nel suo progresso e non nel suo sviluppo.    

     

     

    a,un pezzo di cultura. Parte seconda

     

    articolo centro 4-11-07 Anna Fusaro e lettera dell'Avv. Walter  Mazzitti 

    articolo centro 4-11-07 titolo

    Clicca sull'articolo per ingrandire

    Si aprirà un caso? sotto potete leggere l'intervento sul "Il Centro" fatto dall'associazione"Vivi Città" che ringraziamo molto
    articolo centro 6-11-07 vivicitta clicca per ingrandire
    http://www.pressonweb.net/ 

    Teramo - Libreria "La scolastica", un secolo di attività, oggi costretta a non vendere libri per le scuole: i motivi della protesta

    Teramo - Libreria "La scolastica", un secolo di attività, oggi costretta a non vendere libri per le scuole: i motivi della protesta

    Il mercato ha le sue regole ma non certo un'anima o una storia da rispettare. Non ha nemmeno una comunità da educare e da rendere coesa con il proprio presente e il proprio passato; figurarsi poi se ha delle tradizioni sociali alle quali rendere onore. Il mercato, nei termini così estremi come viene oramai abitualmente inteso, non ha l'uomo come fine. Ma d'altronde il mercato non deve mica rappresentare un'etica sociale a base filantropica, giusto? Certo, ma a Teramo c'è un imprenditore che sta protestando contro questo modo di vedere il commercio e che, almeno in Italia e in certi settori ancora, soffoca l'individualità, sia dal punto di vista del venditore (cioè quello che i soldi li sborsa e li incassa) che da quello del consumatore (quello che i soldi li sborsa, e basta).

    In questo caso si parla di vendita di libri e l'imprenditore a cui stiamo facendo riferimento è il signor Paolo Araclio. La sua attività si chiama "La scolastica", una delle più antiche librerie di Teramo e d'Abruzzo, fondata nel 1915. Un'attività commerciale che ha attraversato quasi un secolo, diffondendo il libro in città e nella provincia, e che di sicuro rappresenta un piccolo ma caro ricordo per tutti quelli che furono giovanissimi studenti nella Teramo rurale di non molti decenni fa. Stando così le cose, non è difficile immaginare come un'attività del genere possa essersi modellata nell'ambito di una comunità che mantiene ancora molti legami con la tradizione e una certa mentalità paesana.

    Succede allora che camminando per il corso di Teramo ci si può imbattere in un cartello, un grosso foglio bianco che spicca lungo la strada, che copre tutta una vetrina e quanto in essa è esposto. Sopra quel cartello è stampata una protesta che esordisce così: "Comunicato alla clientela: quest'anno, dopo quasi 100 anni, non venderemo libri scolastici. Siamo consci che questa scelta, dovuta a motivi organizzativi, lacerà molti clienti delusi e perplessi. Ma, credeteci, è veramente inpossibile gestire, così come abbiamo fatto finora, un settore che negli ultimi anni è cambiato radicalmente a tal punto da non consentirci più di trattare la clientela com'eravamo abituati a fare. La puntualità delle consegne - continua il comunicato - la dilazione dei pagamenti fino al ritiro di tutti i libri occorrenti, la consuetudine degli sconti omaggio, la presenza di un personale sufficiente a gestire gli ordini sono oramai cose impossibili da garantire. Senza queste caratteristiche il nostro servizio potrebbe essere solo speculativo e approssimativo a danno di una clientela che per generazioni ci ha scelto e riconosciuto per l'alta qualità del nostro modo di lavorare".

    In via del tutto generale, sotto accusa è l'"imbarbarimento del mercato" dell'editoria e, naturalmente, l'analisi che ne dovrebbe conseguire va fatta a partire dal ruolo che le librerie hanno in questo processo. Un primo chiarimento sulla questione ha provato a fornircelo lo stesso Araclio, spiegando che l'attuale impossibilità a muoversi per le librerie private deriva da molteplici fattori ma il più grosso resta "la concentrazione di editori". Questo porta a due svantaggi non solo per chi vende, ma anche per chi acquista e cioè, continua Araclio, alla "massificazione dei consumi a scapito delle scelte individuali e quindi alla sistematica eliminazione delle librerie indipendenti". "Noi siamo stanchi - si sfoga Araclio - e ci stanno inducendo ad un suicidio commerciale. Dopo quasi 100 anni ce ne andremo in punta di piedi, senza esserci arricchiti, senza mai aver speculato e sperando di ricavare qualcosa da una vendita di attività che, anch'essa, è fortemente contrastata".

    "La scolastica" rappresenta una realtà piccola, con una storia interessantissima alle spalle, inserita in una problematica che da decenni oramai riguarda l'intera nazione: il costo dei libri scolastici e la realtiva loro distribuzione. Avviene così che i malumori settoriali gridati dalla libreria teramana in questi ultimi giorni stanno ricevendo una forte eco da parte dell'Antitrust, la quale ha per l'appunto deciso di avviare un'istruttoria nei confronti dell'Associazione italiana editori (Aie) per possibili intese restrittive della concorrenza nel mercato dell'editoria scolastica. L'ipotesi dell'Antitrust è che l'assetto del settore potrebbe essere determinato anche da comportamenti da parte delle iprese che alterano il normale gioco competitivo. In sostanza, secondo l'Authority, l'Aie, in quanto associazione di imprese, potrebbe aver rivolto alle proprie associate indirizzi sui comportamenti di mercato da tenere.

    La denuncia all'Antitrust, in questo caso, è partita dai consumatori, i quali hanno rilevato un aumento spropositato dei prezzi. I libri scolastici vengono venduti a milioni e il loro acquisto è obbligatorio, una vera e propria tassa che va ad arricchire alcuni privati e che garantisce una rendita fissa alle librerie. Nello specifico, allora, l'azione dell'Antitrust non risolverà certo la situazione della libreria teramana, ma è sempre importante che ci siano lavoratori privati che si battono e protestano affinché il settore in cui operano non arrivi a delle aberrazioni macroscopiche. È un gesto nobile dunque quello della libreria "La scolastica" che invece di rispondere alle proteste dei clienti sul costo eccessivo dei libri (e magari anche su eventuali disservizi della libreria stessa) con uno dei soliti e infidi "Non è colpa nostra, sono loro che ci aumentano i prezzi" (o roba simile) ha scelto la via più limpida e socialemte utile: farsi intermediario, all'interno del proprio ambito lavorativo, di un disagio che riguarda tutti, venditori e compratori. Una protesta esasperata che, con buone probabilità e purtroppo, la porterà a chiudere i suoi battenti per sempre.


    P. Luzi